Di fenomeni magnetici si è lungamente parlato fin dal più lontano passato. Sia in Oriente che tra gli Egiziani si trovano segni di cure attuate con i magneti. Da millenni, presso molti popoli, è nota l’azione sedativa, rilassante, di scarico e di svuotamento prodotta dal Polo Nord e l’azione di tensione, di forza e di energia prodotta dal Polo Sud.
Tra i precursori della magnetoterapia possiamo ricordare soprattutto Paracelso, il quale diffuse in Occidente l’uso della calamita in terapia, nell’idea che tutti gli esseri viventi possedessero una forza misteriosa analoga a quella magnetica e proveniente dai pianeti, e sostenendo che l’applicazione diretta del magnete su un focolaio morboso, seguendo determinate regole di orientamento polare, avrebbe esercitato un’azione assorbente sui versamenti, e risolvente in altre manifestazioni patologiche. Ma fu proprio nel XVIII secolo che, nel clima infuocato della medicina settecentesca, sorse la dottrina Mesmer o teoria del magnetismoanimale o magnetoterapia.
Dopo alcuni anni di vasta popolarità e di enorme successo, il nuovo metodo di cura andò lentamente declinando.
Magnetoterapia a campo stabile. Consiste nell’uso dei magneti, ovvero calamite, di varie dimensioni e potenza magnetica, poste su aree del corpo. I magneti usati oggi possiedono un potere di emissione del campo magnetico anche 30-40 volte maggiore di quelli del tempo di Galileo. Fu utilizzata dagli egizi, dai cinesi, dagli antichi romani e dai popoli del medioevo fino ai giorni nostri. Il grande medico Paracelo definì la magnetoterapia “Principe della medicina”. E’ noto che Mesmer se ne serviva, e anche Hahnemann.